PALMANOVA GRADO AQUILEIA APPROFONDIMENTI

La Città di Trieste

La visita a Palmanova è terminata e si parte alla volta di Trieste, città che non ho mai visitato in passato. Oggi guida Donatella e io mi posso dedicare a guardare in giro la campagna che qui è ben tenuta e verdeggiante di fieno da tagliare e di spighe di grano che ormai rigogliose si avviano solo alla trebbiatura. Ci fermiamo ad una trattoria che in passato è stato molto frequentato da Donatella, data la sua vita da zingara venditrice in Friuli, per pranzare e per cenare. La signora del bar la riconosce e le fa le solite domande di rito, sono passati una quindicina d'anni e tante cose sono cambiate. Riprendiamo la nostra strada verso Trieste passando non dalla strada sul litorale, ma da quella antica, la statale che una volta veniva percorsa dai camion. Abbiamo scelto questa strada perchè ci permetterà di vedere la città dall'alto e credetemi la visione è di quelle che ti mozzano il fiato. Andando verso est il paesaggio cambia di nuovo. Le caratteristiche conformazioni e vegetazione carsiche si fondono con le mille sfumature azzurro-verdi del Golfo di Trieste. Da queste parti, a Miramare fu che Massimiliano d'Asburgo decise di costruire uno dei più bei castelli sul mare. E' qui a Trieste che lingue e tradizioni di tutto il mondo diedero vita ad una città apprezzata dai più grandi intellettuali del '900 (da Svevo a Joyce) per il suo fascino e il suo mistero. Tutta la zona del carso triestino è forse una delle parti più rappresentative della fenomenologia carsica: doline, laghi carsici, grotte (come la Grotta Gigante nei pressi dell'abitato di Sgonico) rappresentano lo scenario migliore per indimenticabili escursioni a contatto con la natura. Siamo in vista del Faro della Vittoria, antico punto di riferimento delle barche che entravano nel porto, eretto nel 1927, sui resti di una vecchia fortificazione costiera, a ricordo dei caduti sul mare. Stiamo per arrivare nella città la cui vera anima della mitteleuropa si svela ancor di più nella sua gastronomia. Da queste parti, da Duino a Muggia è un continuo susseguirsi di locali, frasche, "osmizze" private dove si possono gustare i piatti più particolari, confezionati dalle mani sapienti dei contadini dell'altopiano carsico, mentre in città l'immancabile giro dei buffet, locali tipici di ascendenza mitteleuropea, rappresenta una profumatissima fusione di tradizioni locali, slovene e austriache. Tentiamo inutilmente di scendere subito sul lungomare, ma data l'ora le 11 e il giorno, il primo maggio è praticamente impossibile. Rimaniamo incolonnati in un fiume di macchine ordinate che lentamente ci ricaccia verso la collina. Decidiamo per adesso di andare a visitare il

 

castello, il monumento ai caduti e la cattedrale sul colle di San Giustino. Percorriamo la via Donota interamente, giriamo a sinistra e imbocchiamo la via del Castello, parcheggiamo la macchina e ci incamminiamo a piedi per risalire il colle. Proseguiamo in linea retta, sempre risalendo fin sotto la Cattedrale. Alle spalle suggestivo lo scorcio sul mare e ai due lati, due alti muri fanno concentrare lo sguardo sulla Cattedrale. Giunti al sagrato ci si trova di fronte ad un complesso trecentesco con al centro la Cattedrale, il campanile e l'adiacente battistero di S. Giovanni e a destra la chiesetta di S. Michele al Carnale. Quest'ultima, del XIII secolo ha una bella cripta ad arcate poggianti su colonne con capitelli romani. La facciata della Cattedrale, fortemente asimmetrica, è arricchita al centro da un rosone a doppia raggiera della fine del '300; vi si aprono tre portali: i gradini di accesso a quello laterale sinistro appartengono ad un edificio romano preesistente; il Propileo, di cui sono visibili le fondamenta di uno degli avancorpi sotto il campanile. Gli stipiti del portale principale sono ricavati da una stele funeraria romana appartenente alla famiglia Barbi, una delle più importanti della Tergeste romana, l'ultimo ritratto in basso, raffigurante la liberta Tullia, fu trasformato, con l'aggiunta di una aureola e di una alabarda in S. Sergio. Ancora ad arricchire la 

 

facciata, i busti di tre vescovi di Trieste ( A. Brentsyansky 1862 ), di cui uno, Enea Silvio Piccolimini, fu anche Papa ( Pio II ). Il campanile che oggi ha l'aspetto di un torrione di difesa, si addossa alla parete sinistra della chiesa. Impostato su un precedente campanile romanico, originariamente terminava con una cuspide sormontata da un acroterio: il "melon" simbolo della città. Precipitato a causa di un fulmine nel 1421 non venne ricollocato nella sua sede ed il tetto venne ribassato nelle forme attuali. Del propileo romano il campanile incorpora non solo gli avancorpi. ma anche una colonna d'angolo, un fregio ornamentale a girali e quattro fregi d'arme interrotti al centro da un'edicola contenente una statua duecentesca di S. Giustino martire. Prima  

 

di entrare nella cattedrale ci dirigiamo verso l'ingresso del Castello risalendo una rampa in salita fino al portone d'ingresso. Il castello come si capisce domina la sommità del colle e la sua storia segue pari pari la storia della città. Vi si accede tramite un ponte levatoio in legno. Questo ingresso sostituisce quello cinquecentesco, ancora ben visibile alla sinistra di quello attuale, chiuso da una grata. Purtroppo oggi il castello è chiuso, non perchè è il primo maggio, ma perchè essendo stata trovata un portale romano, durante le opere di ristrutturazioni, il sindaco, ne ha decretato, per l'incolumità dei turiste, la chiusura fino a data da destinare.  Nell'ampio cortile, con delle bellissime colonne, che era la platea del Foro romano, come si desume dalle scritte e dai reperti ritrovati e dalla presenza della Basilica Forenze, ci sono cippi, iscrizioni e targhe, messe quì a ricordare i caduti, dei vari corpi militari, durante lo svolgimento delle due guerre mondiali. Lo spazio è occupato poi da un mastodontico monumento ai Caduti della Guerra del 1915-1918. Imboccando la via Capitolinia, costeggiamo il Parco della Rimembranza, creato come detto prima, a memoria dei caduti in guerra e sotto ogni albero c'è una lapide in pietra carsica, con inciso un nome. Ritorniamo indietro e visitiamo la Cattedrale, scattando un bel pò di fotografie. Non scendiamo per la Scalinata dei Giganti ( opera dei fratelli Berlam ), costruita a conclusione dei lavori di scavi della sottostante galleria Sandrinelli che collega i rioni periferici alla Piazza Goldoni, ma ripercorrendo a ritroso la nostra strada riprendiamo la macchina e giù per una ripidissima calle arriviamo in un attimo al piano, proprio nelle vicinanze del mare. Costeggiamo per tutta la sua lunghezza la strada lungo il mare Adriatico per dirigerci verso il castello di Duino. Arriviamo davanti al castello in orario di chiusura e decidiamo di andare a mangiare in una trattoria che incontriamo lungo la strada. Due bellissimi piattoni di "linguine" ai frutti di mare, due secondi a base do calamari al forno con contorno di patate, due bottiglie di acqua minerale da 1/2 litro al costo di 32 Euro. Donatella decide di tornare verso casa, perchè sentendo le notizie sulla viabilità, prevediamo un bel pò di casino. Ripercorriamo la strada a ritroso fino a Palmanova, poi verso Pordenone e da lì via verso il Trentino. Un viaggio di ritorno costellato da un numero impressionante di semafori, da due scrosci di pioggia e da file di macchine, per fortuna scorrevoli, piacevolmente e con la compagnia del mio "navigatore" che mi faceva da cicerone, senza fretta dopo circa 4 ore siamo di nuovo a casa. Ci siamo ripromessi di tornare a visitare Trieste in futuro.

 

 

 

 

PALMANOVA GRADO AQUILEIA INDICE DI RIFERIMENTO 2007